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L’arcobaleno tradito

 

L'arcobaleno tradito
di Giuliano Lenni


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Il contrasto tra la perfezione di un fenomeno atmosferico e la miseria della condizione umana in guerra rappresenta una delle ironie più feroci dell'esistenza. Immaginiamo un soldato o un civile, con i piedi prigionieri di un fango denso che sembra voler inghiottire ogni residuo di dignità, mentre i morsi della fame distorcono la percezione del tempo e dello spazio. In quel momento di pura sopravvivenza, dove l'acqua è solo un elemento che allaga le trincee e mai un sollievo per la sete, il cielo decide di mettere in scena il suo spettacolo più celebre. L’apparizione di un arcobaleno sopra un paesaggio devastato dai conflitti non porta con sé il messaggio di speranza che siamo abituati a leggere nei libri d'infanzia, ma si trasforma in un velo sottile e irraggiungibile che accentua la distanza tra il mondo dei vivi e quello dei dimenticati. Per chi non ha pane, il rosso dell'iride non è calore ma il ricordo del fuoco che distrugge, il verde non è speranza ma il colore della muffa e della malattia che prospera nell'umidità. Questa bellezza cinica e involontaria della natura agisce da isolamento psicologico perché costringe chi soffre a misurare l'abisso che lo separa dalla normalità del resto del pianeta. Mentre la luce si scompone con precisione matematica in sette colori vibranti, la vita di chi sta in basso si frammenta in sette pezzi di dolore irrisolto, rendendo quel ponte luminoso nulla più di un miraggio crudele che svanisce non appena l'occhio tenta di trovarvi un senso. Non c’è spazio per l’estetica quando manca tutto il resto e, così, l’arcobaleno rimane sospeso come una domanda senza risposta, un promemoria silenzioso di quanto l’universo possa restare indifferente e magnifico mentre l’uomo consuma sé stesso nel buio di una guerra senza senso.

Recensione Google Notebook LM

Il testo riflette sulla crudele ironia che scaturisce dall'apparizione di un fenomeno naturale magnifico, come l'arcobaleno, nel mezzo della devastazione bellica. Mentre la natura manifesta la sua perfezione estetica, chi soffre tra il fango e la fame percepisce questa bellezza solo come un insulto alla propria miseria. I colori vibranti del cielo non offrono speranza, ma diventano simboli di malattia e distruzione, accentuando l'abisso tra la normalità del mondo e l'orrore delle trincee. Questa contraffazione visiva trasforma un simbolo di pace in un miraggio cinico che evidenzia l'indifferenza dell'universo verso il dolore umano. In definitiva, l'autore descrive come la magnificenza dell'universo possa trasformarsi in un promemoria silenzioso della fragilità e dell'isolamento di chi è prigioniero del conflitto.

Questa maestra imprevedibile

Questa maestra imprevedibile
di Giuliano Lenni

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Tra antichi libri, silenziosamente urlanti di cultura e memoria, potremmo meditare sull’antica saggezza che ci dice che la vita insegna e i distratti alunni siamo noi. Un concetto semplice solo in apparenza, che racchiude una verità profonda sull’essenza dell’apprendimento e sull’avventura dell’essere umano. Immaginate una scuola: aule ordinate, orari scanditi, programmi da seguire e studenti iscritti, pronti a imparare. La vita, al contrario, non conosce registri né campanelle. Non chiede il permesso prima di impartire una lezione, né offre appunti o esami finali. Le sue lezioni arrivano come un soffio di vento improvviso. Sotto forma di sfide inattese, gioie luminose, perdite che fanno tremare il cuore o incontri che lasciano un segno indelebile. Non c’è un suono che annunci l’inizio della lezione, ma solo l’eco silenziosa delle nostre esperienze. Non c’è un professore che spieghi il perché e il come, né una cattedra a cui chiedere una seconda possibilità. La vita presenta le situazioni come pagine sparse e spetta a noi, soli o accompagnati da chi ci ama, raccoglierle, leggerle, comprenderle e intrecciarle nel sentiero del nostro cammino. Non tutti assorbono le lezioni allo stesso modo o con la stessa consapevolezza. C’è chi attraversa tempeste senza trarne alcun insegnamento, tornando sugli stessi passi, oppure c’è chi, con spirito di riflessione e resilienza, riesce a trasformare ogni ostacolo in un ponte verso la crescita. Forse potremmo trovare alunni in coloro che scelgono di ascoltare davvero. Osservano, si interrogano, imparano dalle proprie ferite e dalle proprie gioie. Non quelli che si iscrivono, ma quelli che si aprono. Sono coloro che, di fronte a un errore, non si arrendono, ma si chiedono in silenzio che cosa invece possono imparare. A differenza di una scuola che si conclude con un diploma, la scuola della vita non conosce fine. Non c’è una laurea definitiva, perché le lezioni non smettono mai di arrivare. Finché respiriamo la vita continuerà a offrirci occasioni per crescere, per sfiorare l’ignoto e per ridefinire, passo dopo passo, chi siamo. La prossima volta che vi troverete davanti ad un evento inatteso, ricordate che la vita vi sta insegnando. Sta a noi decidere se restare semplici spettatori o diventare attenti studenti di questa maestra imprevedibile e, nel suo mistero, profondamente generosa.

Recensione Google Notebook LM

Il testo riflette sulla metafora della vita come una scuola non convenzionale, dove l'esistenza stessa funge da insegnante senza seguire programmi o orari stabiliti. A differenza dell'istruzione formale, le lezioni del destino arrivano inaspettatamente attraverso esperienze emotive, sfide e gioie che richiedono una partecipazione attiva per essere comprese. L'autore sottolinea che la crescita personale dipende dalla nostra capacità di essere alunni attenti e resilienti, trasformando ogni ostacolo in un'opportunità di evoluzione. Non esiste un diploma finale in questo percorso, poiché l'apprendimento è un processo continuo e infinito che modella la nostra identità finché respiriamo. In definitiva, siamo invitati a smettere di essere spettatori passivi per diventare protagonisti consapevoli della nostra maturazione interiore.

Com'è andata poi?

 

Com'è andata poi?
Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore

di Giuliano Lenni

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“Com’è andata poi?” è una domanda che forse è meglio non fare, poiché non ha una risposta definitiva. Una frase che, quando viene rivolta, genera stupore e panico, quasi smarrimento. Ma certe volte, quando siamo in una situazione particolare, davanti a un buon bicchiere e liberi da ritrosie, vuoi confrontarti con la persona che ha trascorso con te quasi tutta la vita e che conosce di te tante di quelle cose che forse nemmeno te rammenti. Dopo il fatidico quesito si incardina un discorso complicato e incerto, in cui entrambi cercano di rimestare nei propri ricordi, nei più intimi desideri che avevamo e che si sono pian piano dispersi come nuvole all’orizzonte, un battito di ciglia e tutto è diverso da come lo avevi immaginato o sognato. Ti volti dall’altra parte e lasci che le tue aspirazioni seguano una strada diversa, magari ad appannaggio di altre persone che neppure immagini. Puoi restare a braccia aperte ad attendere che il tuo destino ti indichi la via da percorrere, che le stelle di un cielo sereno ti mostrino la via o che l’ebbrezza di in una lunga e calda giornata estiva ti riporti a quel periodo in cui i sogni sembravano realtà, quando il tempo era senza fine e non ti ponevi il problema del domani. Giornate spensierate dell’età adolescente dove sonno, soldi e paure non facevano parte del proprio vocabolario, non esistevano. La vita scorreva minuto per minuto, come dovrebbe essere ora che siamo adulti e ci affrettiamo a rincorrere un prossimo futuro che in fondo non esiste. Potremmo tornare ragazzi, in uno stato di innocenza e indipendenza, lontano dalle responsabilità e dalle complessità dell'età adulta, in cui la scelta della solitudine e della follia potrebbe essere intesa come una fuga da questo mondo, un tentativo di riappropriarsi di un'autenticità perduta. Invece dobbiamo abituarci alla condizione del presente, rimarcando una profonda riflessione sulla condizione umana, sui rapporti tra individuo e società, e sul significato della felicità. “Com’è andata poi?” è una domanda che forse è meglio fare, poiché ti può condurre in una strettoia di ricordi e in un turbinio di sensazioni che ti lasciano perplesso e infelice, ma ti può anche donare la consapevolezza che è andata bene, visto che hai avuto la possibilità di essere qui a rispondere.

Recensione Google Notebook LM

Il testo analizza la natura inquietante e profonda della domanda "Com’è andata poi?", esplorando il confronto tra le aspettative giovanili e la realtà dell'età adulta. L'autore descrive la tendenza umana a rifugiarsi nei ricordi d'infanzia, un periodo caratterizzato da una libertà e un'innocenza ormai perdute nel caos delle responsabilità moderne. Attraverso un dialogo intimo con chi ci è vicino, emerge il contrasto tra i sogni svaniti e la necessità di accettare il presente con consapevolezza. La narrazione suggerisce che, nonostante il senso di smarrimento, riflettere sul proprio percorso sia essenziale per ritrovare un'autenticità interiore. In definitiva, il brano invita a valorizzare l'esistenza attuale, riconoscendo che la capacità stessa di interrogarsi sul passato è una testimonianza di sopravvivenza e gratitudine.

2 novembre, memoria e amore


2 novembre, memoria e amore
di Giuliano Lenni

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La commemorazione dei defunti si presenta come una giornata intrisa di significati ed emozioni profonde. Questa data è un momento in cui il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti sembra farsi sottile, quasi trasparente. È una giornata che induce alla riflessione, ma anche alla celebrazione dell'amore che prosegue oltre la vita terrena. Le candele si accendono come piccole stelle che illuminano il buio, creando un’atmosfera intima e riflessiva. Ogni fiamma rappresenta un'esistenza, un ricordo, un legame che non si spegne. Si creano così dei sentieri di luce nei cimiteri in cui il passato riemerge, tessendo una trama di sentimenti che avvolge la nostra anima. La memoria è il fulcro fondamentale del nostro cammino, lucente ponte tra il passato e il futuro nel ricordare chi non è più una presenza reale ma rimane vivida nei nostri pensieri e nelle nostre azioni quotidiane. Il modo in cui ci hanno amato, il loro sorriso, le storie condivise e la loro voce: ogni piccolo dettaglio continua a vivere in noi. Questo giorno diventa così un’occasione per ricollegarci a quei ricordi, per riempirci di nostalgia e di gratitudine, trasformando la tristezza in un tributo all’amore eterno. Dunque una visita al loro luogo di riposo, una preghiera silenziosa o un pensiero, è una maniera per farli sentire vicini, per rinnovare quella connessione speciale che non potrà mai essere spezzata. Il 2 novembre ci ricorda che, sebbene la vita possa essere fragile e fugace, il sentimento è indissolubile. È un tempo per celebrare la bellezza della nostra umanità, per abbracciare i propri cari e per riconoscere che, in fondo, la vera essenza di chi amiamo vive in noi. Così, mentre accendiamo le candele, facciamo risplendere i ricordi dei nostri avi, mantenendo vivo lo spirito di chi ci ha voluto bene e supportato, rendendo omaggio a qualcosa che trascende dallo spaziotempo, l'amore che insiste a brillare nel nostro cuore.

Il testo analizza la profonda valenza emotiva e spirituale legata alla commemorazione dei defunti, descrivendola come un momento in cui il confine tra la vita e la morte svanisce. Attraverso il simbolismo delle candele accese, l'autore illustra come il ricordo dei propri cari funga da ponte luminoso tra il passato e il presente. La narrazione enfatizza che, nonostante la fragilità dell'esistenza umana, l'amore e i legami restano indissolubili nel tempo. Questo tributo trasforma la nostalgia in una celebrazione attiva, dove le azioni e i sorrisi di chi non c'è più continuano a vivere nelle scelte quotidiane dei superstiti. In definitiva, la fonte invita a riconoscere la memoria come un atto di gratitudine che preserva l'essenza di chi ci ha preceduto.


Anima in affanno

Anima in affanno
di Giuliano Lenni

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Perché impegnarsi a comprendere ciò che un altro essere umano ha scritto? Forse perché crediamo che ne sappia più di noi? O per mera curiosità, per scoprire fin dove può spingersi la mente e l’anima di un'altra persona? Capire ciò che pensa uno scrittore è un atto complesso, intriso di molteplici motivazioni e significati. Il desiderio di leggere può essere visto come una manifestazione di incrementare le proprie conoscenze, un bisogno profondo di esplorare orizzonti che vanno oltre i confini della propria esperienza. Ma è anche una modalità per connettersi con gli altri, per intuire come essi vedano e interpretino ciò che vivono. Leggere ciò che una persona scrive non è solo un sistema di apprendimento, ma anche di scoperta e di piacere. È un modo per trascendere i propri limiti, per immergersi in connessioni inesplorate e per dialogare, anche a distanza di tempo e spazio, con l'intelletto di qualcun altro. La lettura rappresenta un'opportunità straordinaria per espandere i nostri orizzonti, permettendoci di accedere a un patrimonio di conoscenze altrimenti irraggiungibili. Quando leggiamo, ci avventuriamo in territori sconosciuti, percorriamo idee che non avremmo mai concepito da soli, otteniamo nozioni da chi ha dedicato anni a studiare, scoprire o riflettere su un determinato argomento. Questo attingere alla saggezza altrui non si limita solo all'acquisizione di nozioni, ma ci offre anche la possibilità di vedere i concetti filosofici da prospettive inusuali. Ogni autore, infatti, porta con sé il proprio bagaglio di esperienze, convinzioni e sensibilità e, attraverso la lettura, possiamo entrare in contatto con questo sapere, arricchendo così la nostra percezione del reale, oltre a consentirci di superare gli ostacoli imposti dalle epoche. Possiamo accedere ai pensieri di filosofi antichi, afferrare le scoperte scientifiche più recenti, sperimentare culture lontane, tutto questo senza muoverci dalla nostra sedia. Essa rappresenta, in questo senso, un vero e proprio ponte che collega mondi diversi, una finestra aperta su una varietà infinita di attività umane e con essa non solo ampliamo il nostro sapere, ma costruiamo anche una rete di connessioni intellettuali e emotive che ci aiutano a capire meglio noi stessi e il creato che ci circonda. Sì, la lettura ha un potere straordinario di trasportarci in luoghi immaginari e di farci vivere avventure che altrimenti non potremmo mai sperimentare. Quando ci immergiamo nelle storie ci allontaniamo per un po' dalle preoccupazioni quotidiane, permettendoci di visitare altre dimensioni dell'esistenza. Questa evasione dal quotidiano non è solo una fuga, ma anche un sistema per ricaricare la mente e l'anima, per ritrovare ispirazione e per affrontare la vita attraverso una prospettiva rinnovata. Le storie hanno un fascino particolare perché parlano alle nostre emozioni. Un buon racconto può farci ridere, piangere, provare paura o gioia, coinvolgendoci in un viaggio emotivo intenso e appagante. Attraverso i personaggi, ci immedesimiamo in vite diverse dalla nostra, comprendiamo meglio le complessità dell'animo umano e scopriamo nuove sfumature di sentimenti. Le parole, quando ben scelte e armoniosamente disposte, possono creare immagini vivide, suoni melodiosi, e sensazioni tattili che arricchiscono l'esperienza del lettore. Il linguaggio diventa così uno strumento artistico che, nelle mani di un abile scrittore, riesce a costruire universi paralleli fatti di carta e immaginazione. E poi c'è il gusto della scoperta, del non sapere cosa accadrà nella pagina successiva, della suspense che tiene incollati alla storia fino alla fine. Questo divertimento è parte integrante dello scorrere le righe scritte, trasformandolo in un'avventura avvincente che ci coinvolge e ci tiene compagnia, facendoci sentire parte di qualcosa di più grande. In sintesi, leggere non è solo una maniera per evadere dalla realtà, ma anche per vivere intensamente situazioni emotive e per godere del piacere della narrazione, una felicità che arricchisce la nostra esistenza e alimenta la nostra immaginazione. In definitiva, leggiamo ciò che scrivono gli altri per molteplici ragioni, che possono spaziare dalla ricerca di conoscenza e comprensione alla semplice curiosità e all'intrattenimento. Ogni esperienza è un'opportunità per espandere la nostra visione del mondo, per connetterci con gli altri esseri umani in modi significativi e sorprendenti, lasciando in disparte per un po' la nostra anima in affanno.

Recensione Google Notebook LM

Il testo analizza la lettura non solo come uno strumento di apprendimento, ma come un ponte intellettuale che permette di superare i confini del tempo e dello spazio. Attraverso l'opera scritta, l'individuo riesce a stabilire una connessione profonda con l'interiorità altrui, accedendo a prospettive e saggezze che arricchiscono la percezione del reale. L'autore sottolinea come l'atto di leggere favorisca un'espansione dell'anima, offrendo un rifugio rigenerante dalle fatiche quotidiane attraverso il potere dell'immaginazione. Le parole diventano un mezzo artistico capace di suscitare emozioni autentiche e di far vivere avventure altrimenti inaccessibili alla singola esistenza. In sintesi, la scrittura viene celebrata come una risorsa fondamentale per comprendere sé stessi e il mondo, unendo il piacere dell'intrattenimento alla crescita spirituale.


Dentro gli occhi

Dentro gli occhi
di Giuliano Lenni

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“Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi.” Questa frase del maestro Modigliani rappresenta il sunto perfetto della definizione occhi, i quali sono essenziali per la nostra vita, rappresentano l’intelletto umano e il progresso della civiltà. Vedere equivale a sapere, a capire, a decidere. Gli occhi sono luce, sono anima, sono vita, sono unici e, per questo, da sempre al centro della cultura umana. Il nostro sguardo è in grado di riferire il nostro stato d’animo ed è capace di percepire sentimenti ed emozioni senza la necessità della parola. Una delle prime immagini dipinte dall’uomo sono stati proprio gli occhi, idealizzati a tal punto da essere fonte di ispirazione per pittori, poeti e scrittori. Hanno dato origine a molti modi di dire di uso quotidiano e aforismi tramandati nei secoli. Durante il secolo breve, grazie alla fotografia e alla cinepresa, abbiamo ottenuto un modo di percepire gli occhi in maniera più consona rispetto agli sguardi disegnati dai pittori. Una delle sensazioni più interessanti riguardano gli sguardi che i fotografi hanno immortalato e resi famosi per l’intensità o colore, ma soprattutto per ciò che tali sguardi trasmettono a chi li osserva senza distrazioni. Gli sguardi di meraviglia dei bambini, lo stupore di un gesto gentile, il socchiudere gli occhi nel momento preciso di un bacio sulle labbra. Ma ciò che colpisce di più è lo sguardo di terrore e smarrimento dei deportati nei campi di concentramento di tutto il mondo, quelli che abbiamo impressi nella nostra memoria. Il senso di stordimento, di rassegnazione, l’incapacità per quegli occhi di capire il motivo di quello che stava succedendo loro. L’impressione più grande è provocata dagli sguardi innocenti e sorpresi dei bambini, la sensazione che se chiudi gli occhi muori, che se li chiudi rischi di dimenticare. Quegli occhi che oggi rivediamo nelle guerre sparse per il mondo, vicine a noi ma non troppo da farci preoccupare. Occhi che hanno il gravoso compito di farci riflettere e ci impongono il dovere di ricordare ciò che l’essere umano può concepire contro i suoi simili, in ogni epoca. Oggi e per sempre, quegli sguardi, ci devono insegnare a stare ad occhi aperti per vedere e non dimenticare. Se tieni gli occhi bene aperti non muori.

Il testo riflette sulla profondità dello sguardo umano, descrivendolo come uno strumento essenziale per la conoscenza e l'espressione dell'anima. L'autore sottolinea come gli occhi abbiano ispirato l'arte e la letteratura, evolvendosi da icone dipinte a potenti testimonianze visive attraverso la fotografia moderna. Oltre a catturare momenti di gioia e amore, la vista conserva la memoria storica delle tragedie umane, in particolare la sofferenza dei deportati e le vittime dei conflitti attuali. Questi sguardi carichi di terrore e smarrimento fungono da monito morale per la società contemporanea. In conclusione, l'opera esorta a mantenere gli occhi aperti per comprendere il presente e onorare il dovere di non dimenticare gli orrori del passato.


Tutti i giorni della mia vita


Tutti i giorni della mia vita

di Giuliano Lenni
a Milena Barbetti, mia mamma


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Ho sempre avuto una certa attitudine alla scrittura e so che amavi leggere quello che componevo. Ma in questo momento il normale fluire delle parole è divenuto incerto, incatenato da una commozione mai provata. Quello che non ti ho mai detto, per riservatezza o per orgoglio, riguarda la mia personale gratitudine e privilegio di averti conosciuta, simbolo di donna forte e immutabile di un periodo storico irripetibile che mi ha donato, come apice della mia gioventù, gli anni ottanta, una stagione straordinaria che ho avuto modo di apprezzare e vivere grazie alle persone della tua generazione, di cui i nostri figli non avranno il vantaggio di beneficiare. Ho in mente quei giorni che abbiamo vissuto insieme, che il tempo uccide per regalarci i secoli, in questo periodo di esilio terreno che siamo costretti a vivere in attesa dell’eternità. Ne potrei ricordare a decine, a centinaia; dalla ormai desueta colazione pasquale alla prima volta che mi hai fatto assaggiare la neve fresca con zucchero e limone. Oppure i luminosi giorni delle lunghe vacanze al mare, i pranzi della domenica, gli amorevoli rimproveri, gli insegnamenti o quell’abbraccio consolatorio ad alleviare piccole o grandi ferite. Mentre scrivo questo ricordo di te e per te mi sorprendo ad asciugarmi qualche lacrima, le stesse che hai versato per me quando, con amore e forza straordinaria, mi hai ricostruito in piccoli pezzi nel periodo più difficile della mia vita. Mi hai regalato lo stupore e lo splendore del tuo sorriso aperto e puro, capace di infondere speranza, che bramo di rivedere nel nostro personale aprile, quando tutto questo non avrà più senso e rimarremo insieme per l’eternità. In questo momento di perdita non sono capace di ricordare tutti i singoli episodi che ci hanno legato, d’altronde siamo costretti a ricordare solo ciò che la mente fissa nella memoria e come poi ce lo fa tornare in mente. Proprio per questo voglio portare dentro di me ogni singolo giorno che ho vissuto con te e, anche se non sentirò più la tua voce così familiare sono certo che mi tornerà in mente quando ti chiamerò per l’ultima volta. Avrei voluto scrivere il mio racconto più bello di sempre parlando di te. Non so se sono riuscito nel mio intento, ma so per certo che mai ho scritto e scriverò con più amore di così.

Recensione Google Notebook LM

Questo testo rappresenta una commovente lettera d’addio dedicata a una figura femminile fondamentale, la madre, che ha lasciato un segno indelebile nella vita dell'autore. Lo scrittore esprime una profonda gratitudine per aver vissuto gli anni ottanta e la propria giovinezza sotto la guida di una generazione forte e saggia. Attraverso il racconto di momenti quotidiani e tradizioni passate, emerge il ritratto di un legame indissolubile capace di offrire conforto nei periodi più bui dell'esistenza. L'autore riflette sulla natura della memoria e sul dolore della perdita, cercando rifugio nella speranza di un futuro ricongiungimento eterno. La narrazione si trasforma in un omaggio d'amore purissimo, volto a celebrare gli insegnamenti e i sorrisi di una persona ormai scomparsa. Infine, il messaggio sottolinea come, nonostante il silenzio della morte, la voce e l'affetto della donna continueranno a vivere nel cuore di chi resta.


Siediti e ascolta, nuovo romanzo di Giuliano Lenni


SIEDITI, ASCOLTA E LEGGI UN'ANTEPRIMA


Design e copertina a cura di Agnese Lenni

Siediti e Ascolta

Romanzo di Giuliano Lenni

Un viaggio nell'anima umana attraverso il mistero della memoria e la bellezza dell'arte. In questa affascinante esplorazione, l'amore, la famiglia e l'amicizia si fondono con il surrealismo della vita quotidiana, mentre ci immergiamo in un racconto intriso di storia e di perdita. Scopriamo insieme i segreti sepolti di luoghi, oggetti e opere d'arte dimenticate, testimoni silenziosi della nostra fragile esistenza. Un invito a ascoltare le voci del passato, a riscoprire la bellezza nascosta e a trasformare il presente in un ponte verso un futuro luminoso. In un mondo che corre verso l'oblio, riflettiamo su ciò che rende veramente significativa la nostra vita.

La fusione tra amore, famiglia e amicizia nella vita quotidiana

Attraverso le opere d'arte, possiamo vedere come l'amore si manifesta in gesti di affetto e cura tra genitori e figli, come la famiglia sia un nucleo di sostegno e comprensione reciproca, e come l'amicizia possa essere un baluardo nelle avversità. Questi temi universali ci aiutano a comprendere l'importanza di coltivare relazioni positive e sincere nella nostra vita quotidiana. L'arte ci invita ad abbracciare l'amore, la famiglia e l'amicizia come fondamenta solide per una vita piena di significato e felicità.

I segreti sepolti di luoghi, oggetti e opere d'arte dimenticate

Un luogo sepolto e dimenticato dal tempo, oggetti e opere d'arte abbandonate, tesori che aspettano di essere riscoperti. Nascosti tra le pieghe del tempo i manufatti raccontano storie curiose e svelano un lato oscuro della storia umana. Ogni luogo abbandonato, ogni oggetto dimenticato e ogni opera d'arte negletta nasconde indizi preziosi che possono svelare verità nascoste e arricchire la nostra comprensione del passato. Scavare nella storia è come aprire un libro antico e perdersi nelle sue pagine ingiallite. È un'avventura affascinante che ci permette di riportare alla luce il patrimonio culturale che altrimenti sarebbe stato donato all’oblio.

Riscoprire la bellezza nascosta per un futuro luminoso

In un mondo frenetico e caotico, spesso ci si dimentica di guardarsi attorno e apprezzare la bellezza che ci circonda. Ma cosa succederebbe se prendessimo il tempo di esplorare, scoprire e riscoprire? La bellezza nascosta è come un tesoro prezioso che aspetta di essere trovato. Attraverso l'arte, possiamo immergerci in mondi lontani e sconosciuti, ma anche trovare rifugio nelle piccole meraviglie della vita quotidiana. Questa ricerca della bellezza nascosta ci permette di guardare al futuro con speranza e ottimismo. È un invito a rallentare, ad aprire gli occhi e a cogliere le sfumature del mondo che ci circonda, per creare un futuro luminoso in cui la bellezza sia parte integrante della nostra vita.

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Acquista i libri di Giuliano Lenni

Premio Michelangelo per il libro Sotto l’ala dell’aquila di Giuliano Lenni

Premio Michelangelo per il libro Sotto l’ala dell’aquila di Giuliano Lenni

Il libro, presentato sia in formato cartaceo che eBook, ha ricevuto il diploma d'onore con menzione d'encomio da parte della giuria della VI edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti.

Firenze, 19/12/2021 (informazione.it - comunicati stampa - editoria e media) 

Sotto l'ala dell'aquila è un romanzo di Giuliano Lenni pubblicato a novembre 2020. Il libro, presentato sia in formato cartaceo che eBook, ha ricevuto il diploma d'onore con menzione d'encomio da parte della giuria della VI edizione del Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti.

Un libro in cui si parla di un giovane ufficiale paracadutista che, durante il periodo di leva, si ritrova in un losco giro di traffico di armi tra l'Italia e la ex Jugoslavia, durante la guerra in Bosnia Erzegovina. Una storia in cui si intrecciano amore, amicizia, guerra, crimini e loschi traffici di armi.

La presentazione del romanzo recita “Amerigo non avrebbe mai dimenticato il periodo di servizio militare donato alla patria. Il ricordo lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita. Dal primo giorno di addestramento fino al giorno del congedo, passando attraverso periodi trascorsi tra gioie e amore, tra compagni sinceri e giorni spensierati ma anche tra cattive compagnie, crimini e straordinarie bugie. E un segreto da tener dentro fino alla morte.” Il racconto ha una ritmica veloce e accattivante che porta il lettore ad una lettura immediata del racconto.

Per ulteriori informazioni e per l’acquisto clicca questo link...


La casa dell’infanzia


la casa dell’infanzia
di Giuliano Lenni

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Arriva un certo giorno, nell’età adulta, che ti volti indietro con la mente non conoscendone bene il motivo. Ripercorri con la memoria gli eventi che ti hanno formato nel carattere e nel fisico, soffermandoti su quei fatti che ti rattristano o ti strappano un sorriso. Ogni volta che ripensi a qualcosa che ha caratterizzato la tua infanzia, o la spensieratezza della giovinezza, non può certo mancare il luogo dove hai vissuto, il luogo per antonomasia, la casa della tua infanzia. Che fosse grande, piccola, bella, brutta, in campagna, in città. Non importa. Qualunque caratteristica avesse avuto, sarà sempre il luogo del cuore e dei ricordi. Il posto che ricorderemo tutta la vita, fino alla fine. Si racconta di persone che, in punto di morte, altro non pensano che alla loro casa dell’infanzia, ai giochi che facevano da bambini, alle persone, ai sogni e alle speranze coltivate al suo interno, troppo spesso disilluse. Non abbandoneremo mai quella casa che ci ha dato gioie e dolori, che ci ha permesso di conoscere un mondo diverso da quello che abbiamo vissuto da grandi, che ci ha donato sensazioni che hanno determinato tutta la nostra vita. No, non abbandoneremo mai il ricordo di quella nostra stanza arredata fin nei minimi particolari con la nostra fantasia e le cose che più abbiamo amato. L’età della ragione ci porta lontano da quella casa e da quei sogni che speravamo di realizzare e dalle persone con le quali pensavamo di trascorrere tutta la vita insieme, senza mai doversi dire addio per sempre. Anche chi ha la fortuna di vivere nella stessa casa per tutta la vita ricorderà comunque, nel tempo, una casa diversa poiché non è il luogo fisico reale che ci tiene viva la memoria, ma il ricordo che trascorrendo torna alla nostra mente modificato in meglio. Non ti ricorderai del freddo dell’inverno o del caldo dell’estate, ti ricorderai solo quella sensazione di piacevolezza che invadeva la tua mente e il tuo corpo e, ogni volta che ti ritrovi in quel luogo il tuo cuore si allarga a dismisura e tiri un sospiro che ti riporta alla vita terrena. E sei tranquillo, poiché sai che lì potrai tornarci ogni volta che vorrai e potrai ritrovare gli affetti e le persone e quella pace che sembra essersi smarrita nei meandri di una vita quotidiana che a fatica sopporti.

Il professore

Il professore
in ricordo del professor Emo Barcucci

di Giuliano Lenni
Un’andatura morbida, scanzonato e sempre pronto alla battuta misurata. Galante con le signore e un sorriso sereno sempre aperto a chiunque. Una grande cultura che non sfoggiava mai, tanto la intuivano subito tutti. Un lavoratore infaticabile, affidabile e realistico. Un grande insegnante, un grande politico, un grande uomo. Insomma, in una parola, il professore. Come tutte le importanti figure delle società di ogni tempo aveva un pubblico favorevole ed uno contrario, comunque mai dei nemici. Dopo un lungo lasso di tempo trascorso nella capitale, come docente e preside, si era rifugiato per sempre nella sua amata città poliziana contribuendo in modo determinante alla nascita di molte associazioni culturali ed economiche, incoraggiando e sostenendo i più giovani ad intraprendere strade che portavano dritto al benessere ed ad un futuro positivo per un intero paese. Aveva intessuto una fitta ragnatela di situazioni favorevoli per Montepulciano e i suoi abitanti, e proprio quando avrebbe potuto provare gioia per il grande lavoro portato a termine e raccogliere i benefici di quanto aveva seminato purtroppo è venuto a mancare in una funesta notte di novembre, nel modo in cui aveva sempre sognato. Nel posto di lavoro, o meglio, nel luogo dove di notte ritrovava la sua serenità e nel silenzio più assoluto scriveva e pensava senza che alcuno lo disturbasse. Quasi un luogo di meditazione estrema. Ed estrema fu l’angoscia quando, al mattino si sparse la voce della sua dipartita. Il tempo sembrò quasi fermarsi e chi lo aveva conosciuto già in cuor suo sentiva un vuoto enorme. Il funerale solenne ebbe luogo nella Cattedrale, affollata come mai. C’erano tutti a salutare e a ringraziare quell’uomo che tanto aveva dato alla comunità. Credo che il professore avrebbe voluto proprio quel tipo di cerimonia, composta e silenziosa. A distanza di molto tempo rimane un vuoto incolmabile per quella figura rassicurante e brillante che ispirava fiducia in tutti e spingeva ognuno a chiedergli consigli e suggerimenti, che naturalmente ottenevano sempre in maniera misurata ed appagante. Le sue intuizioni hanno segnato un’ epoca in modo tale che tutti i cittadini poliziani ne trarranno beneficio per lungo tempo e il suo nome viene ricordato ancora oggi sempre vivo e chiaro nella mente di chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di conoscerlo. Amava dire la frase commovente “quando non ci sarò più, mi piacerebbe che le persone mi ricordassero dicendo: io l’ho conosciuto”. Ebbene, io l’ho conosciuto. Naturalmente non in modo intenso come un familiare, ma comunque in modo tangibile e abbastanza da poter affermare che il suo nome rimarrà legato per sempre ad una parentesi positiva e difficilmente ripetibile per la nostra città. Resta in me la certezza, che credo di condividere con molti altri, che il suo impegno concreto e amorevole per Montepulciano, sia stato di grande insegnamento per tutti coloro che dovranno adoperarsi per rendere merito alle sue idee illuminate.

Giuliano Lenni Blogger®|©Poliziano Anstalt LI-ID IANA146 | kostenloser inhalt, quelle angeben und verlinken CC BY 4.0 CC BY 4.0 International Liechtenstein