Visualizzazione post con etichetta poggiofanti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poggiofanti. Mostra tutti i post

Com'è andata poi?

 

Com'è andata poi?
Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore

di Giuliano Lenni

ascolta e guarda con AI

“Com’è andata poi?” è una domanda che forse è meglio non fare, poiché non ha una risposta definitiva. Una frase che, quando viene rivolta, genera stupore e panico, quasi smarrimento. Ma certe volte, quando siamo in una situazione particolare, davanti a un buon bicchiere e liberi da ritrosie, vuoi confrontarti con la persona che ha trascorso con te quasi tutta la vita e che conosce di te tante di quelle cose che forse nemmeno te rammenti. Dopo il fatidico quesito si incardina un discorso complicato e incerto, in cui entrambi cercano di rimestare nei propri ricordi, nei più intimi desideri che avevamo e che si sono pian piano dispersi come nuvole all’orizzonte, un battito di ciglia e tutto è diverso da come lo avevi immaginato o sognato. Ti volti dall’altra parte e lasci che le tue aspirazioni seguano una strada diversa, magari ad appannaggio di altre persone che neppure immagini. Puoi restare a braccia aperte ad attendere che il tuo destino ti indichi la via da percorrere, che le stelle di un cielo sereno ti mostrino la via o che l’ebbrezza di in una lunga e calda giornata estiva ti riporti a quel periodo in cui i sogni sembravano realtà, quando il tempo era senza fine e non ti ponevi il problema del domani. Giornate spensierate dell’età adolescente dove sonno, soldi e paure non facevano parte del proprio vocabolario, non esistevano. La vita scorreva minuto per minuto, come dovrebbe essere ora che siamo adulti e ci affrettiamo a rincorrere un prossimo futuro che in fondo non esiste. Potremmo tornare ragazzi, in uno stato di innocenza e indipendenza, lontano dalle responsabilità e dalle complessità dell'età adulta, in cui la scelta della solitudine e della follia potrebbe essere intesa come una fuga da questo mondo, un tentativo di riappropriarsi di un'autenticità perduta. Invece dobbiamo abituarci alla condizione del presente, rimarcando una profonda riflessione sulla condizione umana, sui rapporti tra individuo e società, e sul significato della felicità. “Com’è andata poi?” è una domanda che forse è meglio fare, poiché ti può condurre in una strettoia di ricordi e in un turbinio di sensazioni che ti lasciano perplesso e infelice, ma ti può anche donare la consapevolezza che è andata bene, visto che hai avuto la possibilità di essere qui a rispondere.

La fontana di Poggiofanti a Montepulciano


La fontana di Poggiofanti a Montepulciano

di Giuliano Lenni

ascolta e guarda con AI

La costruzione dei Giardini di Poggiofanti ebbe luogo dal 1866 al 1875 per assurgere, fin da subito, a luogo di passeggio prediletto da poliziani e viaggiatori, vista la vicinanza immediata all’esterno delle mura delimitate da Porta al Prato, nella parte nord della città di Montepulciano. I lavori procedettero con la lentezza tipica di quei tempi, per il fatto che gli operai avevano a disposizione pochi mezzi di lavoro per trasferire l’enorme quantità di terra che veniva tolta e messa lungo quelle che poi sarebbero divenute le scarpate che conosciamo oggi e che, man mano, sorgevano nei dintorni. Con il passare degli anni i giardini vennero creati, con le aiuole, i viali e poi la cancellata donata dai conti Bastogi. Il caso volle che, verso la fine dei lavori, piovve ininterrottamente per tre giorni e tre notti. Quando gli ingegneri, passata l’enorme tempesta, si recarono a fare un sopralluogo degli eventuali danni provocati dalla pioggia, furono contenti di non trovare particolari criticità ma si trovarono di fronte ad una vasca rotonda e profonda circa un metro, in cui si era raccolta parte dell’acqua piovuta. Ma la più grande meraviglia venne suscitata dal fatto che, tra le torbide acque, nuotassero un numero considerevole di pesciolini rossi. Il fatto ebbe un tale clamore che molti cittadini, gridando al miracolo, chiesero la creazione di una fontana. Fu così che la vasca venne delimitata dalle pietre e dalla balaustra in ferro giunta fino a noi. In più venne costruita una tubazione per l’acqua corrente e uno sfioro per togliere le impurità, così da renderla chiara e limpida per la felicità dei pesci rossi che la abitavano. L’acqua che sfiorava fu convogliata in una tubazione che conduceva all’abbeveratoio, una vasca posta nella vecchia piazza del mercato, nella quale gli animali si potevano dissetare durante il loro passaggio, per vari motivi, a Montepulciano, unendo così l’utile al dilettevole. Da allora dalla fontana non ha mai smesso di sgorgare acqua limpida, anche se i pesciolini rossi non ci sono quasi più e l’abbeveratoio è stato sostituito dall’uscita di un anonimo parcheggio.

Copyright Giuliano Lenni Anstalt LI | contenuti liberi, citare fonte e link
Creative Commons 4.0 Internazionale Liechtenstein