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Giuliano Lenni è nato e vive a Montepulciano con la moglie Carla e la figlia Agnese
Ragioniere, ex Ufficiale dell'Aeronautica Militare e Cavaliere della Repubblica
si occupa di attività imprenditoriali e culturali e di scrittura

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Il Bruscello 2017 dedicato a Sant'Agnese da Montepulciano


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 di Giuliano Lenni
“Buonasera signore e signori, benvenuti al nostro bruscello…”. Inizia con questa ormai celebre frase il Bruscello Poliziano, che va in scena all’ombra del maestoso Duomo di Piazza Grande. Infatti, è dal lontano 1939 che la Compagnia Popolare del Bruscello propone, nelle calde sere di mezza estate, questo classico spettacolo derivante dall’antica cultura contadina, la quale ci regala ancora una volta una tradizione popolare che è, di fatto, uno spaccato di vita quotidiana dei tempi andati che, grazie all’impegno costante dei “bruscellanti”, resiste ancora oggi viva e lucida anche nella mente dei giovani, deputati a tramandare ai posteri gesta e storie raccontate in versi di Pia dei Tolomei, Margherita da Cortona, Ghino di Tacco, Giulietta e Romeo, Il Poliziano, Sant’Agnese, tanto per citarne alcuni, in un intreccio d’amori, battaglie e leggende. Il termine Bruscello deriva dalla trasformazione popolare della parola arboscello, che era ed è tuttora l’elemento decorativo e simbolico della rappresentazione. Il territorio di Montepulciano è da secoli una culla di tradizioni legate al festeggiamento di ricorrenze particolarmente sentite dal popolo e riconducibili alla vita terrena dell’uomo nella sua campagna, da cui dipendevano stagione dopo stagione e, proprio il Bruscello, è forse la rappresentazione più sentita di quel tempo che fu. Il Bruscello delle origini veniva cantato in momenti di svago, quando, gruppi di giovani, in tempo di Quaresima o durante il Carnevale, andavano di podere in podere, o agli incroci, o sui sagrati delle chiese, dove si ritrovava la gente, improvvisando scene guerresche o d’amore, che ammaliavano tutti coloro che vi assistevano e che, dopo una scenetta drammatica o divertente, donavano denari o vettovaglie con le quali gli improvvisati e divertenti attori organizzavano una grande festa finale. I vari personaggi che si intersecavano nella storia, sia maschili che femminili, erano interpretati da uomini, e i testi venivano cantati con la evocativa musica dall’organetto, accompagnato dai tamburi, violini, chitarre e flauti. I Bruscelli, che andavano in scena principalmente nei giorni festivi, vedevano i bruscellanti, arrivare in corteo al podere, nella piazza principale del paese, sul sagrato della chiesa o ad un incrocio, con in testa il “Vecchio del Bruscello”, che portava l’arboscello, seguito dai musicisti. I bruscellanti, disponendosi in semicerchio, cantavano in coro e da soli secondo l’argomento. Dopo aver fatto divertire tutti i convenuti con sberleffi e battute, o averli commossi con storie tragiche, all’ombra dell’arboscello che drizzavano al centro, la compagnia si trasferiva in un'altra sede con allegria e spensieratezza. Le storie che venivano interpretate nel Bruscello erano molto sentite dagli spettatori, che prendevano parte alla recita imparando a memoria le frasi recitate dai bizzarri attori, schierandosi a favore di un personaggio o di un altro, favorendo di solito chi aveva subito il torto o l’ingiustizia dall’arrogante e potente signore. Questo sistema di “fare il Bruscello” è durato fino alla fine degli anni ’50, quando la Valdichiana è rimasta orfana delle grandi famiglie e dei molti abitanti che affollavano i poderi, dopodiché le tradizioni popolari sono scomparse o hanno dovuto trasferirsi dentro le mura cittadine. Ciò vale solo in parte per il Bruscello poliziano, che è sopravvissuto allo spopolamento delle campagne per aver compiuto una fondamentale operazione di avanguardia, trasferendosi in Piazza Grande nel 1939 iniziando ad evolversi e quindi continuando a vivere al di là della scomparsa della tradizione; giungendo fino a noi mutato sì nella scenografia, nei costumi, per la presenza delle luci, etc., ciò fu necessario per andare incontro alle necessità di un pubblico più vasto ed esigente, diventando così spettacolo a volte epico, a volte drammatico, a volte farsesco, con episodi creati dalla fantasia popolare o realmente accaduti, attinenti alla storia o alla letteratura, ma rimanendo comunque legato alla sostanza dei temi che da sempre hanno alimentato la fantasia popolare e che rimangono il vero amalgama della continuità della tradizione popolare. Con il tempo, soprattutto per opera di don Marcello, i testi si sono arricchiti di nuove storie e avvenimenti, accompagnati dalla stessa musica costruita su motivi tradizionali, una sorta di cantilena presente in tutte le rappresentazioni popolari della Toscana e plasmabile sulle varie interpretazioni a secondo dell’inflessione della voce, modulata ad arte dal cantastorie, dallo storico e dagli attori a buon bisogno. Il sopra citato “Vecchio del Bruscello”, che era il personaggio di spessore della compagnia, portava l’arboscello e introduceva la storia dando inizio alla rappresentazione, con il tempo è stato sostituito dal “cantastorie” e dallo “storico” che sono divenuti i personaggi su cui ruota tutta la compagnia degli attori e delle comparse. Il più famoso cantastorie del Bruscello Poliziano è stato Arnaldo Crociani, conosciuto con il soprannome di “osso”, un personaggio che ha segnato in modo indelebile la storia del Bruscello, così come lo storico Alfiero Tarquini, che ha sostituito il babbo Angiolino detto “fagiolino”, presente fin dalla prima edizione. “Un ricordo particolare va ad un grande personaggio che la Compagnia del Bruscello incontrò arrivando nella piazza principale della città: Fausto Romani, meglio conosciuto come “Mence”, un baritono dallo splendido timbro vocale che per lungo tempo è stato il protagonista maschile di tutti i Bruscelli, realizzando anche le scenografie di molti allestimenti” (cit. Mario Morganti). La famiglia Romani, dopo il Mence, è rimasta legata in modo costante al Bruscello con suo nipote Franco, il “pipas”, oggi regista, scenografo e dirigente della Compagnia. Franco è stato presidente dell’Istituto Comunale di Musica e del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, fondatore e direttore artistico dell’Arteatro Gruppo è l’ideatore del premio poliziano alla cultura “Sganarello d’oro” ed è autore di diversi spettacoli per bambini oltre che del Bruscello del 1998, “Del Pecora”. Quest’anno il Bruscello va in scena con Sant’Agnese la Santa di Montepulciano, per onorare il settimo centenario della morte dell’amata Santa Poliziana. Franco dirigerà l'ennesima rappresentazione popolare sotto forma di Bruscello, che vedrà alla regia il professor Marco Mosconi, al debutto in questa veste. Sono sicuro che alla fine dello spettacolo, il cantastorie congederà il pubblico, come fa da sempre con la celebre strofa: “Buonanotte, voi giù che ascoltate, per quest’anno il Bruscello è finito. Grazie a tutti, signori, e scusate, se un po’ tardi vi mando a dormir. Ecco termina il dramma ed il canto, che avrà fatto gioir più d'un cuore; forse è troppa la gioia, poco il pianto ma è la vita ch'è fatta così!”. Così dicendo, farà calare il sipario sull’ultimo spettacolo andato in scena, dando spazio ai Bruscelli futuri, nel segno della continuità e della storia della tradizione popolare legata alla nostra terra e alla nostra civiltà.

La casa dell’infanzia

Arriva un certo giorno, nell’età adulta, che ti volti indietro con la mente non conoscendone bene il motivo. Ripercorri con la memoria gli eventi che ti hanno formato nel carattere e nel fisico, soffermandoti su quei fatti che ti rattristano o ti strappano un sorriso. Ogni volta che ripensi a qualcosa che ha caratterizzato la tua infanzia, o la spensieratezza della giovinezza, non può certo mancare il luogo dove hai vissuto, il luogo per antonomasia, la casa della tua infanzia. Che fosse grande, piccola, bella, brutta, in campagna, in città. Non importa. Qualunque caratteristica avesse avuto, sarà sempre il luogo del cuore e dei ricordi. Il posto che ricorderemo tutta la vita, fino alla fine. Si racconta di persone che, in punto di morte, altro non pensano che alla loro casa dell’infanzia, ai giochi che facevano da bambini, alle persone, ai sogni e alle speranze coltivate al suo interno, troppo spesso disilluse. Non abbandoneremo mai quella casa che ci ha dato gioie e dolori, che ci ha permesso di conoscere un mondo diverso da quello che abbiamo vissuto da grandi, che ci ha donato sensazioni che hanno determinato tutta la nostra vita. No, non abbandoneremo mai il ricordo di quella nostra stanza arredata fin nei minimi particolari con la nostra fantasia e le cose che più abbiamo amato. L’età della ragione ci porta lontano da quella casa e da quei sogni che speravamo di realizzare e dalle persone con le quali pensavamo di trascorrere tutta la vita insieme, senza mai doversi dire addio per sempre. Anche chi ha la fortuna di vivere nella stessa casa per tutta la vita ricorderà comunque, nel tempo, una casa diversa poiché non è il luogo fisico reale che ci tiene viva la memoria, ma il ricordo che trascorrendo torna alla nostra mente modificato in meglio. Non ti ricorderai del freddo dell’inverno o del caldo dell’estate, ti ricorderai solo quella sensazione di piacevolezza che invadeva la tua mente e il tuo corpo e, ogni volta che ti ritrovi in quel luogo il tuo cuore si allarga a dismisura e tiri un sospiro che ti riporta alla vita terrena. E sei tranquillo, poiché sai che lì potrai tornarci ogni volta che vorrai e potrai ritrovare gli affetti e le persone e quella pace che sembra essersi smarrita nei meandri di una vita quotidiana che a fatica sopporti.

Un altro agosto è andato

Il lunedì sera dopo l’ultima domenica di agosto, a Montepulciano, non c’è l’affollamento della settimana precedente e chi va a passeggio per le vie del centro storico, lo fa quasi stupito dall’esigua presenza di poliziani e di turisti. La settimana del Bravìo delle Botti rappresenta il culmine dei festeggiamenti estivi, iniziati con il Cantiere d’Arte e passati attraverso il Bruscello ed altre feste in piazza. In quei giorni si incontrano vecchi amici emigrati altrove e persone che non vedi mai durante l’anno, cosicché si creano situazioni piacevoli e chiacchierate improvvise, saluti, strette di mano e piacevoli ricordi di tempi andati. Tuttavia non è difficile imbattersi in situazioni piacevoli neppure dopo l’affollamento estivo, come è successo a me che mi sono seduto sugli scalini di Sant’Agostino a godermi un po’ di venticello fresco dopo la calura della giornata. Due giovani canadesi, un ragazzo ed una ragazza, si sono seduti dietro di me. Subito dopo è arrivato un anziano e noto signore poliziano che, a sua volta, si è fermato a riposarsi all’ombra di Pulcinella, attento alle persone che gironzolavano intorno a lui. D’un tratto l’omino ha cominciato a parlare con i due canadesi in toscano stretto. I due non si sono affatto intimoriti e, fra mezze parole miste tra inglese e italiano e aiutandosi con i gesti, hanno cominciato a gradire quell’improvvisa chiacchierata estiva. “Di dove venite? – dice lui a voce alta – forse pensando di farsi capire meglio. E il ragazzo “Noi venire da Canada, tu conosci Canada? – “No no, io so stato solo in Russia e in Germania, ma qui in Italia è meglio, si beve bene, si mangia bene e si sta bene! – “Anche Canada è bene…- Sie, lì fa sempre freddo, c’è la neve…, qui si sta bene, senti che arietta? – Ma lei è la tu moglie? – No mia ragazza, noi no sposati, fidanzati – E che vi ci vole, qui c’è la chiesa di Sant’Agostino, domattina venite dal prete e vi fate sposà, state così bene insieme! E giù a ridere più lui di quei due bei giovani. D’un tratto – L’avete mangiati i pici? Con un bel bicchiere di vino rosso so la meglio cosa che poi mangià a Montepulciano. E lei, - Sì noi mangiato pici, molto buoni, anche pizza e insalata? – No eh, la pizza è da ragazzi e l’insalata noi si dà a coniglioli. Qui si mangia bene i pici, la bistecca e i fagioli, fatevelo dì da uno che sta roba la mangia da ottantanni! E il ragazzo – Io vado a prendere gelato, tu vuoi gelato? – Eh, quasi quasi lo piglio anch’io, però offro io che voi sete forestieri! Okay grazie, risponde imbarazzata la ragazza. E lui ribatte – Io il gelato l’offrirei solo a te che sè bellina, parecchio meglio di lui! E giù risate un’altra volta! Io ascoltavo e dentro me ridevo, pensando a quanto sia ospitale il popolo toscano, che con la sua generosità e schiettezza mette a proprio agio qualsiasi persona da ovunque provenga. Dopo aver mangiato il gelato il dialogo continuò tra risate e gesti, finché il canadese disse – In Italia avere molta crisi... La risposta dell’omino fu spiazzante, per i ragazzi ma anche per me che stavo ascoltando la conversazione – In Italia un c’è la crisi, è che fra di noi un ci si vole più bene, un ci s’aiuta più. A mi tempi, nel dopoguerra, tutte le famiglie e le persone s’aiutavano e si diventò tutti ricchi, ora quei pochi guadrini tocca riposalli tutti per mantené i nipoti. Se ci s’aiutasse di più invece di pensà solo a soldi, la crisi un ci sarebbe. Ma l’italiani so bravi, hanno passato altro che questo! – Il ragazzo canadese capì benissimo cosa intendesse l’anziano signore che aveva di fronte e, con educazione e con due leggere pacche sulle spalle, lo salutò e se ne tornò in albergo con la sua amata, conscio di aver avuto una lezione che forse non scorderà mai. Anch’io mi incamminai verso casa ripensando a quello parole dette da chi ha vissuto a lungo e vede le cose più semplicemente, senza sovrastrutture, capendo che oggi ad alimentare la crisi sono più gli atteggiamenti che la reale difficoltà economica. Un altro agosto è andato, speriamo che il prossimo ci colga più felici di questo appena trascorso. Quel maggior bene tra di noi, a cui alludeva l’omino, potrebbe essere davvero la chiave di volta per una ripresa ancora lontana.

Mario Morganti in mostra a Montepulciano


Mario Morganti è nato a Montepulciano, la Perla del Cinquecento, di cui è un appassionato studioso e conoscitore sia della storia che delle sue meraviglie artistiche. Ha prodotto numerose opere letterarie sulla Città del Poliziano. Fin da ragazzo ha avuto una vena artistica spiccata, che lo ha portato a creare opere d'arte esposte in mostre a tema. Mercoledi 13 luglio 2016, a partire dalle ore 17,30 presso la Sala Maria Russo della Fortezza di Montepulciano, verrà inaugurata la sua personale "Arte materica e Arte digitale".

Alessandro Angiolini, Lupi Mannari e Cavalieri Coraggiosi

La copertina del libro

Invito alla presentazione del libro

Un libro molto sentito che riesce ad appassionare e a tenere alta la curiosità e la spinta a leggere, quasi di getto, pagine vivaci e intriganti, per l’ansia incalzante di sapere come va a finire. Racconti vivaci di paese ma anche drammatiche storie di vita che affondano nel dramma della guerra, dell’oppressione e della violenza; l’Autore con fine abilità introspettiva, offre messaggi vitali decisi e di grande speranza ottenendo il risultato di un libro piacevole, cosa difficile per gli argomenti trattati e la profondità di alcune riflessioni umane.
Spiritosi, piacevoli, originali, (i lupi mannari come strategia di attacco militare sono una bella trovata!), ma anche intensi e toccanti, sono racconti che offrono spunto a riflessioni umane e spingono ad indagare i tanti ‘misteri’ presenti nell’immaginario popolare e nelle leggende locali che si tramandano da secoli.
Un omaggio alla Valdichiana, terra bellissima, ricca di straordinarie bellezze paesaggistiche, storico-artistiche e di percorsi storici avvincenti sospesi tra mito e realtà, con testimonianze di vita, anche tragiche, raccolte dalla viva voce di chi ha vissuto anche la guerra.

Belle, originali e fortemente significative le illustrazioni che accompagnano il testo proponendo in modo preciso anche le ambientazioni in cui si collocano i racconti in aggiunta all’ampia Introduzione di Maria Luisa Orlandini che celebra storia, arte e bellezze della Valdichiana.

Notizie sull’Autore
Alessandro Angiolini è nato ad Abbadia di Montepulciano. Appassionato di storia locale, pubblicista e scrittore, ha pubblicato un libro molto apprezzato dal titolo Successe in Valdichiana, per i tipi delle edizioni Thesan & Turan. Collabora con giornali e periodici di taglio storico-culturale della Toscana.

Formato f.to 17 x 24
Pagine 96                                             
Copertina a colori
Carta patinata opaca
Illustrazioni b/n                                                       
Prefazione di LuciaPugliese
Introduzione di Maria LuisaOrlandini
Prezzo € 15,00                                                                                 
Collana «Memorie e fantasie popolari»
ISBN 9788897925347        

Estratto dalla scheda di presentazione della Casa Editrice
Il Pozzo di Micene di Lucia Pugliese